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Archivio mensile:giugno 2015

[Libri] Fifty Years in the Feri Tradition

Stamattina mi sono cadute le palle quando altre due persone all’interno della mia Cerchia Eletta di utenti su Kik mi hanno propinato il loro curriculum witchae fatto di Angeli di stirpe reale venuti dalle Netherlands (che giuro io inizialmente avevo letto Nederlands e non capivo cos’avessero di speciale gli olandesi…) condannati a reincarnarsi in spoglie umane e continuare la loro faida razziale spinti dalla brama di potere e vendetta. Ma davvero. Questi sono marito e moglie, hanno entrambi 20 anni – ma negli Stati Uniti ci si sposa presto – e oggi lui è stato attaccato sul lavoro e quand’è tornato a casa la sua dolce metà (anche lei Angelo) ha dovuto guarirlo perché aveva un’ala strappata. 

Comincio a leggere Fifty Years in the Feri Tradition e la quinta riga attacca così:

We met on the astral plane many years before we met on this earth plane, so we didn’t need a long courtship. We recognized each other immediatly and we were married three days later…

La mia vita, improvvisamente, mi fa sul serio schifo.

Ad ogni modo, questo è il classico libro (…libriccino >_>) del filone “la nostra tradizione è la Vecchia Religione ed è una diretta superstite del culto preistorico” e “non ci piace fare distinzioni di gender ma, se proprio ce lo chiedono, femminile è meglio”.

In speaking to her priest the Goddess says, “I love you with the same love with which a mortal woman loves you, but raised to the power of divinity.” To her priestess she says, “I love you with the love with which a man or a woman loves you, but raised to the power of divinity.”

Corsivo mio. L’omosessualità maschile non è contemplata, almeno formalmente.

Poi io detesto i libri in cui ti dicono (e traduco) “Solo un pazzo ignorante direbbe che siamo solo malati come i nostri segreti. […] La nostra tradizione non è composta da gente che mantiene dei segreti perché pensa di essere meglio degli altri, ma perché la nostra conoscenza è reale e pericolosa se ci si addentra oltre una certa misura.”
Benissimo… ma allora fai direttamente a meno di pubblicare alcunché, è frustrante come le porzioni da nouvelle cuisine.
In generale, la parte dedicata alla spiegazione generica di alcuni dei loro rituali, l’ho trovata bellina. Certo se potesse evitare di tacciare costantemente Cattolici e Protestanti delle peggiori nefandezze ci farebbe una più bella figura, secondo il mio modestissimo parere… l’anticlericalismo sta bene in bocca ai giovani pagani pieni di voglia di spaccare il mondo, sta bene nelle discussioni intorno al fuoco, abbiamo tutte le ragioni di questo mondo per avercela con la Chiesa ma la buona pubblicità si fa esaltando i pregi del nostro prodotto, non i difetti della concorrenza.

When humans left the cradle of their birth on their long walk out of Africa, some were bleached white by cold northern climates while those who stayed at home remained either black or various other darker shades. Then their Christian brothers swooped down on their homeland bringing rape, pillage and slavery in the name of the new God.

Corsivo mio, di nuovo. A parte che tra l’australopiteco Lucy e i missionari di Nostro Signore c’è una finestra temporale più che panoramica, non è che i Vichinghi avessero mazzi di violette. Non è che gli Egiziani non avessero schiavi.
Niente, la signora Anderson ce l’ha a morte con Cristo e il suo fan club – e noto per altro che ha una discreta ossessione per la parola “real”.

A pagina 58 faccio l’inquietante conoscenza con un nuovo tipo di spiriti acquatici chiamati Hydroni. Non so precisamente perché, ma m’è uscita una risatina isterica.

A pagina 62, mentre con mia somma gioia la signora Anderson si appresta a concludere, se ne esce con “Ho scritto questo nella speranza di far piazza pulita delle incomprensioni riguardo a cosa sia la Tradizione Ferica. Molte delle incomprensioni sono state causate da persone che avevano preso appunti incompleti, e poi quando decidono di scrivere o di insegnare hanno dimenticato quello che era stato detto e hanno dato una loro interpretazione agli insegnamenti di Victor.”
Ma anche NO. NO nel senso che se questo era un tentativo di riabilitazione della Feri avete fallito miseramente. Cos’è questa roba?! 64 pagine di nozioni sommarie gettate alla rinfusa, niente bibliografia, 3 note in croce a piè di pagina che rimandano a nonsisacosa, sembra un articolo scritto da un adolescente annoiato e arrapato che studia esoterismo su Netflix e si autolegittima peggio dei Testimoni di Geova. ARGH.

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Pubblicato da su giugno 27, 2015 in Libri, Recensioni, Tradizione Ferica

 

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[Libri] Futhark, a Handbook of Rune Magic

Ho finito di leggere Futhark, A Handbook of Rune Magic di Edred Thorsson,  un libriccino di neanche 160 pagine, edito da Red Wheel/Weiser, per la modica cifra di 16 dollari e 95. Tra l’altro sono abbastanza sicura che, quand’è arrivato, la copertina fosse di colore arancione uniforme, non sfumava nel verde-caccola verso la costola, deve averci battuto sopra il sole mentre prendeva polvere sulla libreria.

Ho fatto fatica a leggere questo libro e ci ho impiegato una quantità vergognosa di tempo, in buona parte anche perché, ogni volta che mi ci mettevo, puntualmente qualche cosa capitava che me lo faceva rimettere giù. E dire che ci sono stati giorni in cui me lo sono portata appresso come fosse un telefono cellulare.
Invece degli angoli pickati dai Polli, ci sono i segni dei denti del furetto… a lui è piaciuto un sacco. Ma anche a me, alla fine, ho solo fatto un pelo fatica a seguire il filo del discorso, in certi punti – ma probabilmente questo è da imputarsi ad episodi di veramente scarsa concentrazione da parte mia, e ad un lavoro di sintesi intensa da parte dell’autore.

Prendiamo ad esempio il capitolo 2: Lore of the Elder Futhark, la sezione che tutti i libri sulle rune hanno, quella con le 24 rune futhark (per l’appunto) spiegate una per una, con corrispondenze varie e eventuali. Gli specchietti sono MOLTO completi. Io non ho letto chissà quanti libri sulle rune – finora – ma questi sono compilati con tutte le nozioni del caso. Nomi e variazioni sui nomi, interpretazione esoterica del nome e interpretazione ideografica, galdr, stadha (illustrato e descritto), suggerimenti di lavoro. L’unica cosa è che ogni tanto, nel commentario, restavo perplessa mentre si passava da un’interpretazione all’altra. Apro su una runa a caso: ehwaz, cavallo. Anzi – dice Thorsson – DUE cavalli. Ehwaz rappresenta gli Dei gemelli, una costruzione che riflette la forma duale della sovranità nella cultura germnica in cui i due leader vengono rappresentati come due cavalli mitologici. Io, che sono ignorante e comunque curiosa, mi domando perché. Questa cosa non c’era scritta da nessun’altra parte, mettimi una nota allo studio o alla parte di poema epico da cui si dovrebbe evincere tutto ciò. Poi il discorso continua toccando altri esempi di dualità/polarità di due forze tese verso uno scopo comune, e finisce sull’ideale di unione (matrimonio) legale fra uomo e donna (argomento quantomai delicato di questi tempi, ma non è rilevante). Come ehwaz, in ogni caso, tante altre. In generale. È forse l’unica vera pecca che **io** abbia trovato in questo libro. La bibliografia c’è, e mi sembra di tutto rispetto, per cui non è che ti spinga a credere che siano voli pindarici tutti suoi… però sarei curiosa di avere dei commenti da parte di altre persone che l’abbiano letto partendo da una preparazione di base diversa – possibilmente migliore – dalla mia.

Il che mi fa pensare che probabilmente non consiglierei questo libro ad un neofita.

Comunque poi i capitoli 3 e 4 (Theory of Rune Magic e Rune Work) sono stati un buffet di bocconi gustosi, per quanto mi riguarda soprattutto la sezione sulla magia dei talismani, sul simbolismo numerologico e la (lo?) Stadhagaldr. Cose di cui sapevo poco o niente, e questo ci è piaciuto assai. Diciamo soldi ben spesi.

 
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Pubblicato da su giugno 2, 2015 in Libri, Recensioni, Tradizioni Norrene

 

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Ouverture

Innanzitutto per me recensire libri non è mai stato un gran divertimento, e sono abbastanza sicura di non essere in grado di farlo decorosamente. Di sicuro non in maniera accademica. Ciononostante, ogni volta che ne finisco uno avverto il quasi-irrefrenabile impulso di – quantomeno – commentarlo tra me e me.
Mi ci è voluto un PO’ (ed un fine settimana lungo tre giorni, ed un tranquillo pomeriggio di crampi mestruali, ed un modesto carico di sensi di colpa davanti ad un tablet per cui ho sborsato dei discreti soldi che sento di non avere ancora degnamente fatto fruttare…) per decidermi a scrivere veramente un articolo per questo blog “parallelo” al mio Tracks in the Snow; in primis, suppongo, perchè ho sempre pensato che un solo blog da seguire fosse più che sufficiente, e non volevo essere dispersiva. Oggi pomeriggio mi rendo conto che 1) cazzomene, e 2) ormai TitS (oddio, tits, AHAHAHAHAHAHAHAH non ci avevo mai pensato) è la mia balconata mondana, il ricettacolo del Discorso Qualsiasi, è il bimbo grande che sta in piedi da solo, perché qualcosa di cui (s)parlare si trova sempre.
Questo “sentiero poco battuto” sarà un tantino più specificatamente dedicato all’Arte: commenti sui libri, sui siti, opinioni spassionate sparse. A modo mio. E vediamo come va.

 
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Pubblicato da su giugno 2, 2015 in Comunicazioni di Servizio

 

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