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Archivio mensile:aprile 2016

[Libri] La Dea Bianca

Credo di aver cominciato a leggere questo libro 3 volte e di essere riuscita a finirlo una volta soltanto – questa. La prima volta ero ancora un’adolescente squattrinata e quindi ero riuscita a procurarmene una versione (sommariamente) digitalizzata in inglese; ho affrontato solo poche pagine e poi ho capito che no, non ce la potevo fare.

La seconda volta fu nell’estate del 2011, ero in vacanza in Sardegna e ‘per caso’ ne trovai una copia (in italiano) in una libreria di Cagliari. Ho anche una foto:

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Quella volta fui più diligente e arrivai quasi a metà, e non mi ricordo per quale motivo poi interruppi la lettura. Il punto è che per me è un libro impegnativo, pensavo che rileggerlo a distanza di anni – e nella mia lingua madre – mi avrebbe facilitato le cose, visto che nel frattempo la mia cultura del mito e del folklore celtico si era notevolmente ampliata… no, un tubo proprio. Ok, c’è da dire che oggigiorno sappiamo che riguardo ai Celti (e non solo…?) Graves ne ha cannate tante, però ho sempre pensato che fosse un po’ un pilastro del suo genere visto che ancora la gente ne parla, quindi l’ho rimesso tra i titoli sorteggiabili e m’è capitato proprio in quelle settimane che sono stata a casa malata e non avevo gran che da fare.

È contorto, pieno di collegamenti che non capisco ma che a sentimento definirei quanto meno “azzardati” tra culti presi di qua e di là, e Dei assimilati tra loro spesso tramite dei tratti che non sapevo nemmeno che potessero avere (…Atena Dea della morte?), o che si moltiplicano creando un Eracle di Luogo X, un Eracle di Luogo Y, 3 o 4 Cerridwen, ventordici Apollo, sboromila Dioniso a Marduk alterni, Cristi e Madonne neanche a parlarne – ci metto pure i miei.

Eppure stavolta ho letto imperterrita, l’ho finito anche relativamente in fretta e resto dell’idea che valga la pena leggerlo. Prendendolo con le pinze.

Il tema della Dea Bianca, in sé, mi è piaciuto. Il Cane, il Capriolo e la Pavoncella sono delle belle immagini, anche se a stento si riescono a seguire tutti i ragionamenti che si intrecciano dietro agli “indovinelli di Gwion” e ai vari alfabeti arborei.

Ogni tanto ti fermi e ti chiedi «Ma di che cavolo si stava parlando…?», ma dopo poco ho capito che sarebbe meglio non pensarci, prendere le nozioni come vengono. Ci terrei comunque a rimarcare il “no, un tubo proprio” di poco sopra, tanto per mettere le cose in chiaro, qui non ci sono le competenze da parte mia per fare una recensione degna di questo termine.

A parte che l’ho già detto post addietro, io COMMENTO, più che recensire. Io ho studiato lingue e un po’ di “arti”, pietà.

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3 commenti

Pubblicato da su aprile 3, 2016 in Libri, Recensioni, Saggistica

 

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