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Archivio mensile:novembre 2016

[Witcheries!] Iniziare un nuovo progetto

Trovate l’originale “Spell of the Month: Start Your Own Business” a pagina 78 del Witch Way Magazine di Novembre.

(E se non sapete cos’è Witch Way Magazine, ne parlo qui)

Ricapitolando velocemente il procedimento:

Cosa vi serve:
una busta
una penna
3 semi (di qualsiasi tipo, ma vi consiglio di sceglierli piccoli)
candele colorate (vi consiglio di scegliere un colore adatto alla natura del vostro progetto/attività)

Quando farlo:
l’ideale sarebbe il 29 o il 30 novembre, per sfruttare le energie della Luna Nuova in Sagittario. In alternativa, comunque, qualsiasi giorno di Luna Nuova è appropriato.

Tracciate il Cerchio.
Rivolgendovi verso Est – la direzione migliore per i nuovi inizi – recitate le seguenti affermazioni (o scrivetene di vostre se preferite):

Sono vincente nei miei affari. Ho passione per quello che faccio. Ho il tempo di studiare gli aspetti positivi e negativi di questa impresa. Capisco che se colgo l’opportunità di seguire le mie benedizioni, i guadagni materiali seguiranno. Quando lavoro con la mia passione, lavoro con l’Universo. So che quando l’Universo mi invia un desiderio positivo di agire, non devo ignorarlo perché è un messaggio che mi conduce nella mia vera direzione. Io decido che questo è il sentiero per la mia felicità, procedo e non prevedo fallimenti. I pensieri negativi, la rabbia, la paura e l’autocommiserazione fermano il flusso di energia. Con la positività io mi sintonizzo sulla frequenza del successo.

Scrivete il nome della vostra attività nella busta.
Inserite i 3 semi.
Chiudete la busta.
Accendete le candele e, visualizzando i vostri obiettivi, recitate le seguenti affermazioni (o, di nuovo, scrivetene di vostre):

Il nuovo progetto inizia qui, cresce e prospera per tutto l’anno. Né lo stress né i conflitti mi negano il percorso.
Ora sei vivo. Così sia.
Benedizioni.

Spegnete le candele.
Cancellate il Cerchio.
Lasciate la busta sull’altare. Dopo tre mesi, all’occorrenza, riapritela e sostituite i semi con altri 3 più grandi.

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Pubblicato da su novembre 29, 2016 in Esbat, Witcheries

 

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[YT Pagan Challenge] #9 Do you keep a journal/diary of your experiences?

Ecco, la verità è che ho pubblicato il post sui Witchy Places perché già sapevo che per questa entry non avrei avuto un tubo da scrivere.

 
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Pubblicato da su novembre 17, 2016 in Hedgerow Tea Coven, YouTube Pagan Challenge

 

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[Witchy Places] L’Ander de le Mate

Questa è una rubrica che mi mancava… tra i miei buoni propositi per l’anno nuovo c’è anche quello di andare un po’ in giro e visitare luoghi legati al folklore, specialmente locale, e quando avrò comprato una nuova videocamera (manca poco!) mi piacerebbe girare dei veri e propri vlog. Nel frattempo, come prima gita, mi sono sbizzarrita in fotografie.

I testi citati sono di Toio de Savorgnani, amico di gioventù di mio padre e autore di un libro bellissimo intitolato Cansiglio Nostra Signora, e sono presi da questa pagina.

Appena sotto forcella Palantina, però tanto ben nascosta da risultare quasi invisibile, si trova un’ampia grotta dal fondo accidentato però percorribile,detta l’Ander de le Mate.

Partiamo da Malga Pian Grant (salendo da Sant’Anna) e ci infiliamo nella faggeta.

Ma che cosa significa “Mate”? Difficile che rievochi il ricordo di alcune donne uscite di senno mentre non si può del tutto escludere che, trattandosi di una cavità, fosse associata al principio della femminilità per cui uno dei nomi antichi, ma non il più antico, fosse Ander de la Mater oppure il nome potrebbe derivare dall’uso di ricoverarci le pecore. Di sicuro bisogna tornare molto indietro nel tempo, anche di migliaia d’anni.

Sbucati dalla faggeta, ecco Casera Palantina.

Per molti motivi un valico non è luogo da abitare. Questa cognizione era più che ovvia per i nostri progenitori ma è una delle tante conoscenze che si sono perse, qui da noi, da chissà quanto tempo, invece in aspre e lontanissime montagne nessun umano normale costruirebbe la propria casa in cima ad un passo, poiché in quella zona di separazione ma anche di collegamento tra due valli vi è la dimora di demoni e spiriti della Natura, entità comunque da temere e alle quali è opportuno rivolgersi solo in caso di necessità, meglio se non direttamente bensì attraverso le pratiche di professionisti del rapporto con l’invisibile, cioè monaci, sciamani, maghi ed eremiti.

Già allora i valichi erano temuti poiché ritenuti la dimora di spiriti irascibili a cui dover rendere omaggio, porgendo offerte per non venir puniti o danneggiati, spiriti in grado di scatenare la bufera e provocare frane mortali, se offesi, o di comparire sotto forma di animali pericolosi contro i quali a nulla valevano frecce o lance. Ecco da dove deriva quel senso di inquietudine e disagio che anche noi moderni, che ci riteniamo emancipati dalle ancestrali paure dei primitivi, proviamo a volte in questi luoghi particolari e selvaggi.
E’ per questo che sui valichi sono quasi sempre posti segni di religiosità quali croci, capitelli e cappelle, o almeno quelle piccole piramidi di sasso dette “ometti”, alle quali ogni viandante consapevole aggiunge un ciottolo quale richiesta di protezione e resa di omaggio al mistero.

L’Ander de le Mate era una tappa obbligata ma non per passarci la notte, bensì per recarsi in visita agli stregoni che vi abitavano, un piccolo gruppo di sciamani, uomini e donne, che conoscevano il segreto dell’accensione del fuoco e ne insegnavano la conservazione, che sapevano vedere le malattie dentro il corpo, scacciavano gli spiriti parassiti, curavano con erbe, minerali, cristalli e terre, sapevano indicare il luogo esatto e il momento in cui sarebbero comparsi gli animali da cacciare.
Gente strana, diversa da tutti gli altri, che si passava i segreti del mestiere di generazione in generazione. Gli antichi cacciatori non avevano il coraggio di dormire all’Ander, se ne guardavano bene, ma si accampavano per la notte un po’ più in basso, da qualche parte sul Torrion.

Non è da escludere a priori che i primitivi maghi dell’Ander si siano in qualche modo fatti da loro stessi la strana grotta, infatti sono troppe le coincidenze da non risultare almeno sospette: la grande grotta è situata appena sotto il valico per proteggersi dal vento, ampia ma con il fondo in discesa verso l’interno per ripararsi alla vista di chi arrivava, un cocuzzolo roccioso opportunamente modellato proprio davanti per vedere senza essere visti, per organizzare una efficace difesa in caso di attacco o anche solo per controllare la presenza degli animali in abbeverata alla vicina lama.
Ma l’elemento distintivo, più che evidente a chi sa interpretare questi segni e tale da levare quasi ogni dubbio, è quel grosso foro sulla volta all’estrema sinistra per chi entra. E’ semplicemente un camino, apparentemente un cedimento naturale ad opera dell’erosione carsica, ma messo proprio nel punto giusto. Troppo giusto per essere casuale.

Provo a caricare il video del panorama che avevamo in cima alla Palantina, chissà se Tinypic collabora… alla peggio, cliccate sul link.

http://v9.tinypic.com/player.swf?file=1z316pf&s=9
Original Video – More videos at TinyPic

E poi siamo tornati giù, lungo il ghiaione che avevamo sulla destra, con buona pace delle dita dei miei piedi perché, nonostante avessi delle buone scarpe, la neve si stava sciogliendo e qui e lì si pattinava allegramente. Non adatto ai deboli di ginocchia.

Volevo concludere con una canzone che i Kanseil (i quali probabilmente avranno un articolo a parte quando mi deciderò ad inaugurare la rubrica “the Witch’s Playlist”) hanno dedicato a questo splendido posto…

 
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Pubblicato da su novembre 17, 2016 in Folklore, Foto, hedgewitchcraft, Witchy Places

 

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[Witchy Haul] 14 novembre

Erano i miei video preferiti, era decisamente ora di ricominciare a farli 😉

 
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Pubblicato da su novembre 14, 2016 in cristalli, Hauls

 

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[YT Pagan Challenge] #8 Do you have/how did you find a Matron/Patron?

La mia Dea Matrona è Arianrhod, ma sono abbastanza sicura che non sia troppo contenta di me, ultimamente, visto che la mia vita devozionale fa davvero schifo.
Come avrete potuto notare dal video dedicato agli altari, naturalmente anche Lei ha la Sua nicchia, che riordino e spolvero ad ogni luna nuova. Uno dei miei buoni propositi per quest’anno è anche quello di dedicarLe più attenzioni.

All’inizio del mio percorso, la questione delle Divinità matrone/patrone non mi toccava minimamente. Il mio rapporto con le energie divine era molto wiccan, mi piaceva il politeismo inserito però nell’ottica del “comunque tutte le Dee sono un’unica Dea e tutti gli Dei un unico Dio”.
Questa cosa ha cominciato a cambiare più o meno quando ho cominciato ad arricchire la mia pratica con il lavoro spiritico – che a me piace definire spiritoso perché non mi so decidere tra il termine “spiritico” e “spiritista” – e, più precisamente, quando ho cominciato a fare un’esperienza reale delle differenze tra varie classi e vari “livelli” di spiriti. Quando ho cominciato a comprendere alcuni meccanismi, in un certo senso.

Io non amo particolarmente Rosemary Altea come autrice di libri, tuttavia la prima volta che lessi qualcosa di suo (di cui al momento nemmeno mi sovviene il titolo), mi colpì molto un paragone che lei fece tra la sua condizione di medium e una paziente di un istituto di igiene mentale che le capitò di incontrare: in sintesi, questa paziente era fisicamente presente accanto a lei, eppure in realtà non c’era – il classico non esserci con la testa. E, secondo Rosemary, quando gli spiriti cercano di comunicare con noi è uguale, perché noi ci siamo e al contempo non ci siamo. Lei voleva esserci, ed io mi ricordo di aver pensato “certo, anche io voglio esserci!”.

Ora, io come medium faccio abbastanza pena, e me ne rendo conto perché per mia fortuna sono circondata da persone con una predisposizione molto maggiore della mia. Questo, in ogni caso, non mi ha impedito di imparare a (o affinare la capacità di) SENTIRE, ed è stato suppongo il primo passo verso la presa di coscienza che questi fantomatici aspetti della Divinità avevano un loro carattere ben preciso, delle preferenze ben precise, dei gusti, una personalità… e non a tutti in realtà va bene finire nel gran pot dell’Unica Dea e/o dell’Unico Dio.

Beninteso, queste sono le mie esperienze, non una verità assoluta, ci mancherebbe altro. In più, in svariati anni di convivenza con altre persone di buona levatura, ho imparato che quando si tratta di discutere di spiritualità molto si riduce ad una questione di termini e definizioni; tante volte è capitato di discutere di una stessa cosa a cui stavamo semplicemente dando nomi diversi, o, viceversa, trovarci in disaccordo semplicemente perché ad una tal parola non corrispondeva il medesimo significato per tutti. Si dice che “un tavolo è un tavolo” (era un libretto di Peter Bichsel che avevo da bambina), ma non vale più quando di mezzo ci vanno concetti tipo “anima”, “spirito” e cose simili.

Disclaimer a parte, onestamente non ricordo come mi arrivò la rivelazione che la Dea che mi reclamava era proprio Arianrhod. Quasi sicuramente cominciò con visioni più o meno fugaci e verità di pancia, quelle cose che “non sai perché ma sono così”. Con il classico senno di poi, stavo venendo bombardata di segnali provenienti da ogni dove, che mi spingessero a considerare l’opzione “Divinità Patrona”. Conoscendomi, avrò letto qualcosa su un libro e mi sarà venuta un’illuminazione, un’epifania, qualcosa del genere. Di sicuro però mi ricordo che quello che mi colpì fu il suo ruolo di Iniziatrice, diciamo che quello fu l’aspetto con cui si presentò a me per la prima volta. C’è questo bell’articolo (in inglese) di Claire Hamilton che spiega molto bene come i “tre destini” che Arianrhod getta sul figlio Lleu (Quarto Ramo dei Mabinogi) altro non siano che passaggi di un rito iniziatico.
Ero in piena fase iniziatica anche io, in un certo senso. Come raccontavo anche alla mia tutor dell’OBOD, ai tempi che furono, l’aver stabilito un contatto solido con il mio Spirito Guida mi aveva aperto un mondo nuovo e io ci stavo entrando da una strada in discesa e probabilmente pure scivolosa.

Similmente, l’essere riuscita a dare finalmente un’identità alla mia Dea Matrona è stato come aprire un canale di comunicazione preferenziale, è stato veramente “esserci” come lo intendeva Rosemary Altea. Un po’ come se ci fossimo scambiate i numeri di telefono e che ciò implicasse al contempo il permesso di poter parlare di tutto e a tutte le ore. Insomma, alla fine mi sono ritrovata anch’io fra gli hard polytheists, una categoria che inizialmente schivavo come l’influenza perché mi parevano degli invasati.
Per carità, alcuni lo sono, alcuni non si cambiano nemmeno le mutande se non ricevono direttive dai loro numi tutelari, alcuni secondo me sono casi patologici a cui fa comodo deresponsabilizzarsi e dar la colpa di tutte le loro disgrazie ad una Divinità particolarmente sadica… però, vedi? Mai dire mai nella vita.

 
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Pubblicato da su novembre 10, 2016 in Hedgerow Tea Coven, YouTube Pagan Challenge

 

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[Libri] Witch Way Magazine, Novembre 2016

Vabbe’, dai, non è proprio un libro in senso stretto, ma era da un bel pezzo che ne volevo parlare e spargere un po’ la voce… sono iniziative che vanno incoraggiate!

Avete altre webzine/e-zine da proporre? Le leggerei volentieri!

 
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Pubblicato da su novembre 7, 2016 in Uncategorized

 

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[YT Pagan Challenge] #7 How do you view sacred texts/mythology?

Siiiiiii, aria di rinnovamento! Buon anno nuovo!

Ok, se a questo punto avete già guardato il video, tutto quello che sta scritto da qui in poi è praticamente una ripetizione, è servito a me ieri sera per riordinare le idee sull’argomento.
Viceversa, allora, se avete ancora meno di 8 minuti da spendere guardando il mio video, potete leggere l’articolo e sostanzialmente non vi sarete persi nessun concetto chiave di tutto il ragionamento.

Si diceva… pensandoci bene, non mi piace l’idea di associare il neopaganesimo ad un testo sacro, perché quando si pensa ad un testo sacro vengono in mente Bibbia e Corano, e nella nostra spiritualità non c’è nulla del genere.

Ci sono i testi mitologici, quelli sì. Ma, esattamente come per Bibbia e Corano, comunque, anche i testi mitologici vanno interpretati. Mi rendo conto di addentrarmi su un terreno scivoloso decidendo di definire cosa sia un testo mitologico, quindi ho deciso di andare molto per sommi capi: diciamo che, a qualunque cultura faccia riferimento, un neopagano tendenzialmente si rivolge ad un testo del genere per approfondire la propria spiritualità cercando di farsi un’idea del contesto in cui si è sviluppata. Giusto?
E questo è IMPORTANTE, per quanto mi riguarda è proprio un must.

Un altro punto su cui credo saremo tutti d’accordo è che un testo mitologico, per funzionare, deve essere STUDIATO, non lo si può prendere alla lettera. Del resto, anche a scuola durante l’ora di epica bisognava cominciare spesso con una parafrasi.
Penso ai testi mitologici celtici – non oso dire che sia il mio pane ma, insomma, tanto per capirci. Ecco, in linea di massima l’epica celtica si basa su furti (di bestiame, di donne, di tesori), relazioni illecite e spernacchi. Ci vuole dell’interpretazione per poterne estrapolare dei valori applicabili al contesto moderno in cui viviamo adesso, per questo il termine più corretto per definire la nostra categoria è sempre stato NEOpagano, più che pagano e basta.
Personalmente penso che affrontare un testo mitologico senza qualche commentario (giusto per vagliare idee diverse) sia semplicemente leggere prosa e poesia per puro diletto e poca utilità sul fronte spirituale.

Volendo affrontare questo punto da un altro punto di vista – uno un po’ meno serioso – direi che ci siano effettivamente dei testi che per me sono “sacri”, nel senso che li ritengo estremamente validi e di cui consiglierei la lettura a chiunque. Sono quei saggi che raccontano la storia del revival pagano di cui siamo tutti quanti figli, praticamente è la strada che ci ha condotti fino a questo punto.
I migliori che io abbia letto finora sono The Triumph of the Moon di Ronald Hutton e Drawing Down the Moon di Margot Adler; si può dire che il primo tratti nella fattispecie la storia europea ed il secondo quella statunitense, ma dopotutto si tratta di due realtà molto simili. A dispetto della “luna” dei titoli, non è la storia di come la Wicca abbia raggiunto le luci della ribalta… non solo, quantomeno. Non per niente sono due volumi di un certo spessore, letteralmente.
Si tratta dell’unico genere di pubblicazione veramente onnicomprensivo che mi venga in mente, e con ciò intendo dire che ne possono trarre beneficio i praticanti di qualsiasi tradizione, perché vengono toccate pressoché tutte. Per il resto, naturalmente, ogni corrente ha le sue “bibbie”, quei titoli che in libreria non mancano mai ma che (e questo mi fa sempre un po’ sogghignare) non per questo sono immuni da qualsivoglia critica e/o polemica; fa parte del fascino di tutta la faccenda, il tempo passa, gli studi progrediscono, le idee si rinnovano. Non ci si annoia mai.
E Yuri non capisce perché io compri ancora libri.

E voi?

 
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Pubblicato da su novembre 3, 2016 in Hedgerow Tea Coven, YouTube Pagan Challenge

 

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