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Archivi categoria: hedgewitchcraft

[Hedgerow Bookclub] To Fly by Night, la videorecensione

Abbiamo finito il primo libro dell’Hedgerow Bookclub, yay!
Scegliere il secondo titolo è stato difficile, ma alla fine abbiamo deciso per Spirit Allies, di Christopher Penczak, e lo leggeremo da adesso (Imbolc) fino a Beltane. Sì, ci piace prendercela comoda… è in inglese, ci sono degli esercizi da provare, non ci sono più ferie propizie alla lettura… insomma, ci sembrava la soluzione migliore.
Dovrebbe venirmi più comodo anche condividere di volta in volta le mie riflessioni via blog, e potenzialmente mi sembra allettante l’idea di riuscire a condividere anche un po’ di pratica… vedremo come va 😉

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[Hedgerow Bookclub] To Fly by Night, Settimana 3

Tracks in the Snow

L’ultimo saggio di questa settimana di Hedgerow Bookclub si chiamava Coven Hedgecraft e, com’è facilmente intuibile dal titolo, parlava della pratica di gruppo nell’ambito dell’hedgewitchcraft.

La Strega della Siepe è tendenzialmente una solitaria, una che pratica per conto suo, ed è abbastanza logico che sia così dal momento che tutta la tradizione si rifà a figure che vivevano sul limitare di realtà diverse, anche nel senso del margine della società.
Tuttavia viaggia, e anche nell’immaginario collettivo la meta primaria del volo della Strega è pur sempre il Sabba. Insomma, nell’hedgewitchcraft c’è spazio anche per la pratica di gruppo ed è perfettamente legittimata… questo mi ha dato il giusto spunto per fare delle riflessioni.
Oh, beh, in realtà di spunti ne sono piovuti da tutte le parti. Il prompt di ieri per il #SacredAwakening2017, la photochallenge a cui ho deciso di partecipare per gennaio, diceva

“What would I…

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[Libri] Witch Way Magazine + Haul Libri Gennaio 2017

Questo martedì è una vera soddisfazione, rivista interessante e nuovi libri da farvi vedere… magari fosse sempre così!

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Pubblicato da su gennaio 3, 2017 in Foto, Hauls, hedgewitchcraft, Libri

 

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[Witcheries + Hedgerow BookClub] Ricetta per una Borsa da Viaggio

Mentre pazientemente aspettiamo che mi sistemino la linea di casa, sono arrivata all’ultimo saggio previsto per questa seconda settimana di Hedgerow Bookclub; si intitola Traveling Bag Recipe (Ricetta per una Borsa da Viaggio) e siccome dispongo già della gran parte degli ingredienti, ho deciso che prima o poi la metterò insieme.
Nel frattempo – in attesa di recuperare anche gli ultimi elementi che mi mancano, perché trovare dei cardi in natura a dicembre mi risulta un po’ complicato – ho pensato di tradurre l’articolo.

Questa ricetta mi è stata tramandata dal nipote di una donna del Kentucky. E’ per avere fortuna e protezione durante i viaggi, in particolare per “quel tipo di viaggio che non fai sui tuoi piedi.”

Veronica Cummer

 Ingredienti:
Una piuma di gufo o di oca
Un sasso blu o un sasso forato
Tela di ragno
Semi di cardo o un pappo di cardo
Un oggetto trovato
Un cerchietto d’erba legato con i vostri capelli
Pelo di cane nero
Argento benedetto

Secondo le sue indicazioni, la penna d’oca sarebbe meglio di colore grigio. La penna d’oca era uno degli elementi più importanti e se avete difficoltà con uno qualsiasi degli altri ingredienti, avere anche solo la penna d’oca e la pietra forata può funzionare potentemente già di suo. Le piume di gufo possono essere più difficili da reperire, considerando che non dovreste comprarle. La penna d’oca può essere comprata, ma è meglio se proviene da uno dei vostri animali o arriva come dono.

Il sasso forato dovrebbe essere bucato naturalmente e non uno scolpito appositamente così, se possibile. Un sasso o una perla blu sono la seconda miglior scelta. Se avete il sasso forato, fate passare la penna d’oca attraverso il foro.

Il pelo migliore viene dalla coda di un cane nero. Come ha scritto lei, il pelo “della coda scodinzolante di un cane”. Questo indica che il cane, in quanto guardiano del confine, dev’essere amichevole. Cercate di trovare un cane che sia più nero possibile, e di nessun altro colore.

Il cerchietto d’erba non dev’essere per forza legato con i vostri capelli, ma sarebbe meglio.

L’argento può essere benedetto sotto l’acqua corrente o con la luna. Potete adoperare anche un piccolo frammento di uno specchio, ma deve venire da uno che non abbiate rotto voi. Lavate il frammento dello specchio sotto l’acqua corrente o in acqua consacrata o esponetelo alla luce della luna, così sarà purificato e potrà essere impiegato come “argento”.

L’oggetto trovato è qualcosa che vi mettete a cercare, tenendo solo vagamente a mente la necessità di viaggiare sicuri e arrivare sani e salvi. Potrebbe risultare in qualcosa che vi aiuti a tornare indietro o qualcosa che vi aiuti a partire. Dovrebbe essere qualcosa di piccolo abbastanza da poter essere infilato nella borsa e molto probabilmente salterà fuori mentre siete in giro. Potreste notarlo all’improvviso ed istintivamente sapere che sia la cosa giusta, quello che stavate cercando.

Mettete tutti gli oggetti nella borsa – preferibilmente una di colore blu scuro o nero – e chiudetela con tre nodi. Tenete la borsa nella mano e concentratevi nel vedere una stringa che scende dal cielo e si congiunge alla borsa cercando di prenderla, di portarla su. Se sentite che la stringa non c’è più, allora si è esaurita anche la carica della borsa e avrete bisogno di riaprirla e ri-benedire l’argento/specchio e trovare un altro oggetto smarrito per sostituire quello che c’era nella borsa.

Potete indossare la borsa quando volete viaggiare o tenerla in mano. Se vi piace viaggiare di notte, nel vostro letto, mettetela sotto il cuscino. Ad ogni modo, non tenetela lì tutto il tempo.

Non lasciate che nessuno prenda la vostra borsa, specialmente se dentro ci sono i vostri capelli.

 
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Pubblicato da su dicembre 29, 2016 in Hedgerow Bookclub, hedgewitchcraft, Witcheries

 

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[Hedgerow Bookclub] To Fly By Night, Settimana 1

Ho deciso di pubblicare le riflessioni riguardo le letture (nell’ambito del progetto dell’Hedgerow Bookclub) sul mio blog “personale”, Tracks in the Snow. Sono giunta a questa conclusione perché essendo un discorso pesantemente farcito di esperienze personali e riferimenti a fatti e persone che di solito vengono menzionati su quel particolare blog, mi sembrava più sensato che stesse lì. Non mancherò comunque di condividerlo, come sto testè facendo, per dare modo di trovarlo anche a chi segue soltanto “Sentieri”.

Tracks in the Snow

Fino all’ultimo sono stata indecisa se postare le mie riflessioni su questo blog o su Sentieri, e alla fine ho deciso di ritirarmi qui perché ho guardato il calendario, qui su wordpress, ed è un vero peccato notare come io abbia trascurato Tracks per tutto il mese di dicembre, nonostante siano stati 30 giorni (quasi!) ricchi di spunti e riflessioni.

La settimana di Yule è partito ufficialmente il progetto Hedgerow Bookclub e quindi adesso è ora di tirare le somme della prima settimana. Il libro, To Fly by Nightè una raccolta di brevi saggi di autori vari su varie tradizioni che possono rientrare nella definizione di “Hedgewitchcraft” o, come noto sempre più sovente, “Hedgewitchery”, e mi sta piacendo molto. Stamattina poi, smaltita la frenesia delle feste, sono entrata in pieno assetto-ferie e sentivo il mio neurone pascersi di quello che stavo leggendo.

La prima cosa che ho pensato…

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the Hedgerow Bookclub

A noi che piace leggere e continuare ad ammassare libri sulle mensole, un gruppo di lettura non poteva mancare! Non che prima non ci scambiassimo pareri e consigli letterari… quindi perché non ufficializzare la cosa e leggere in compagnia? E’ motivante!

Partiamo a Yule con To Fly by Night, the Craft of the Hedgewitch a cura di Veronica Cummer. Va benissimo anche se non leggi libri in inglese, anzi, è una buona occasione per farti una prima idea di com’è. Ci rivediamo qui per le prime impressioni 😉

 
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Pubblicato da su dicembre 11, 2016 in Hedgerow Bookclub, Hedgerow Tea Coven, hedgewitchcraft, Libri

 

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[Witchy Places] L’Ander de le Mate

Questa è una rubrica che mi mancava… tra i miei buoni propositi per l’anno nuovo c’è anche quello di andare un po’ in giro e visitare luoghi legati al folklore, specialmente locale, e quando avrò comprato una nuova videocamera (manca poco!) mi piacerebbe girare dei veri e propri vlog. Nel frattempo, come prima gita, mi sono sbizzarrita in fotografie.

I testi citati sono di Toio de Savorgnani, amico di gioventù di mio padre e autore di un libro bellissimo intitolato Cansiglio Nostra Signora, e sono presi da questa pagina.

Appena sotto forcella Palantina, però tanto ben nascosta da risultare quasi invisibile, si trova un’ampia grotta dal fondo accidentato però percorribile,detta l’Ander de le Mate.

Partiamo da Malga Pian Grant (salendo da Sant’Anna) e ci infiliamo nella faggeta.

Ma che cosa significa “Mate”? Difficile che rievochi il ricordo di alcune donne uscite di senno mentre non si può del tutto escludere che, trattandosi di una cavità, fosse associata al principio della femminilità per cui uno dei nomi antichi, ma non il più antico, fosse Ander de la Mater oppure il nome potrebbe derivare dall’uso di ricoverarci le pecore. Di sicuro bisogna tornare molto indietro nel tempo, anche di migliaia d’anni.

Sbucati dalla faggeta, ecco Casera Palantina.

Per molti motivi un valico non è luogo da abitare. Questa cognizione era più che ovvia per i nostri progenitori ma è una delle tante conoscenze che si sono perse, qui da noi, da chissà quanto tempo, invece in aspre e lontanissime montagne nessun umano normale costruirebbe la propria casa in cima ad un passo, poiché in quella zona di separazione ma anche di collegamento tra due valli vi è la dimora di demoni e spiriti della Natura, entità comunque da temere e alle quali è opportuno rivolgersi solo in caso di necessità, meglio se non direttamente bensì attraverso le pratiche di professionisti del rapporto con l’invisibile, cioè monaci, sciamani, maghi ed eremiti.

Già allora i valichi erano temuti poiché ritenuti la dimora di spiriti irascibili a cui dover rendere omaggio, porgendo offerte per non venir puniti o danneggiati, spiriti in grado di scatenare la bufera e provocare frane mortali, se offesi, o di comparire sotto forma di animali pericolosi contro i quali a nulla valevano frecce o lance. Ecco da dove deriva quel senso di inquietudine e disagio che anche noi moderni, che ci riteniamo emancipati dalle ancestrali paure dei primitivi, proviamo a volte in questi luoghi particolari e selvaggi.
E’ per questo che sui valichi sono quasi sempre posti segni di religiosità quali croci, capitelli e cappelle, o almeno quelle piccole piramidi di sasso dette “ometti”, alle quali ogni viandante consapevole aggiunge un ciottolo quale richiesta di protezione e resa di omaggio al mistero.

L’Ander de le Mate era una tappa obbligata ma non per passarci la notte, bensì per recarsi in visita agli stregoni che vi abitavano, un piccolo gruppo di sciamani, uomini e donne, che conoscevano il segreto dell’accensione del fuoco e ne insegnavano la conservazione, che sapevano vedere le malattie dentro il corpo, scacciavano gli spiriti parassiti, curavano con erbe, minerali, cristalli e terre, sapevano indicare il luogo esatto e il momento in cui sarebbero comparsi gli animali da cacciare.
Gente strana, diversa da tutti gli altri, che si passava i segreti del mestiere di generazione in generazione. Gli antichi cacciatori non avevano il coraggio di dormire all’Ander, se ne guardavano bene, ma si accampavano per la notte un po’ più in basso, da qualche parte sul Torrion.

Non è da escludere a priori che i primitivi maghi dell’Ander si siano in qualche modo fatti da loro stessi la strana grotta, infatti sono troppe le coincidenze da non risultare almeno sospette: la grande grotta è situata appena sotto il valico per proteggersi dal vento, ampia ma con il fondo in discesa verso l’interno per ripararsi alla vista di chi arrivava, un cocuzzolo roccioso opportunamente modellato proprio davanti per vedere senza essere visti, per organizzare una efficace difesa in caso di attacco o anche solo per controllare la presenza degli animali in abbeverata alla vicina lama.
Ma l’elemento distintivo, più che evidente a chi sa interpretare questi segni e tale da levare quasi ogni dubbio, è quel grosso foro sulla volta all’estrema sinistra per chi entra. E’ semplicemente un camino, apparentemente un cedimento naturale ad opera dell’erosione carsica, ma messo proprio nel punto giusto. Troppo giusto per essere casuale.

Provo a caricare il video del panorama che avevamo in cima alla Palantina, chissà se Tinypic collabora… alla peggio, cliccate sul link.

http://v9.tinypic.com/player.swf?file=1z316pf&s=9
Original Video – More videos at TinyPic

E poi siamo tornati giù, lungo il ghiaione che avevamo sulla destra, con buona pace delle dita dei miei piedi perché, nonostante avessi delle buone scarpe, la neve si stava sciogliendo e qui e lì si pattinava allegramente. Non adatto ai deboli di ginocchia.

Volevo concludere con una canzone che i Kanseil (i quali probabilmente avranno un articolo a parte quando mi deciderò ad inaugurare la rubrica “the Witch’s Playlist”) hanno dedicato a questo splendido posto…

 
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Pubblicato da su novembre 17, 2016 in Folklore, Foto, hedgewitchcraft, Witchy Places

 

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