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Archivi categoria: Saggistica

[Hedgerow Bookclub] Spirit Allies vs. Trance-portation + Book Haul!

 

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[Libri] Il Viaggio Sciamanico, una guida introduttiva

Insomma, oggi parliamo di questo.

Le citazioni che mi sono salvata, come memento, sono queste:

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A modo suo, è tutto abbastanza pertinente con la tematica del viaggio, onnipresente in questo periodo, che stiamo trattando anche nell’ambito dell’Hedgewitchcraft/Hedgewitchery – e potete trovare alcune delle mie riflessioni QUI.
Capisco chi giudica tutto questo genere di libri molto approssimativi, ma non capisco perché etichettarli neanche fossero uno dei Grandi Mali della Società… io credo che da qualche parte bisogna pur cominciare. Non biasimo la scelta di Giada di inserirlo nella scaletta di lettura del suo bookclub, se ne è servita egregiamente per affrontare tematiche di crescita personale basate su alcuni concetti sciamanici di base (come l’interconnessione di tutte le cose), oltretutto rivolgendosi ad un pubblico che comprende anche molte profane del settore.
Mi piace il fatto che la Ingerman incoraggi l’introspezione ed il viaggio come metodo di ricerca interiore, di ricerca di risposte alle nostre domande esistenziali, soprattutto in un periodo come questo in cui la gente è pressoché perennemente in crisi per qualche ragione, e secondo me tende anche ad aggrapparsi troppo facilmente a figure di riferimento esterne (dallo psicologo al guru) perché così è più facile smezzarsi colpe e meriti.
Certo che è un libro approssimativo, sono solo 100 pagine… in ogni caso UN libro non è sufficiente, neanche se avesse l’ingombro di un mattone, e almeno così chi decide di comprarlo si pone subito nell’ordine di idee che si tratti solamente del primo gradino.

 
 

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[Libri] La Dea Bianca

Credo di aver cominciato a leggere questo libro 3 volte e di essere riuscita a finirlo una volta soltanto – questa. La prima volta ero ancora un’adolescente squattrinata e quindi ero riuscita a procurarmene una versione (sommariamente) digitalizzata in inglese; ho affrontato solo poche pagine e poi ho capito che no, non ce la potevo fare.

La seconda volta fu nell’estate del 2011, ero in vacanza in Sardegna e ‘per caso’ ne trovai una copia (in italiano) in una libreria di Cagliari. Ho anche una foto:

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Quella volta fui più diligente e arrivai quasi a metà, e non mi ricordo per quale motivo poi interruppi la lettura. Il punto è che per me è un libro impegnativo, pensavo che rileggerlo a distanza di anni – e nella mia lingua madre – mi avrebbe facilitato le cose, visto che nel frattempo la mia cultura del mito e del folklore celtico si era notevolmente ampliata… no, un tubo proprio. Ok, c’è da dire che oggigiorno sappiamo che riguardo ai Celti (e non solo…?) Graves ne ha cannate tante, però ho sempre pensato che fosse un po’ un pilastro del suo genere visto che ancora la gente ne parla, quindi l’ho rimesso tra i titoli sorteggiabili e m’è capitato proprio in quelle settimane che sono stata a casa malata e non avevo gran che da fare.

È contorto, pieno di collegamenti che non capisco ma che a sentimento definirei quanto meno “azzardati” tra culti presi di qua e di là, e Dei assimilati tra loro spesso tramite dei tratti che non sapevo nemmeno che potessero avere (…Atena Dea della morte?), o che si moltiplicano creando un Eracle di Luogo X, un Eracle di Luogo Y, 3 o 4 Cerridwen, ventordici Apollo, sboromila Dioniso a Marduk alterni, Cristi e Madonne neanche a parlarne – ci metto pure i miei.

Eppure stavolta ho letto imperterrita, l’ho finito anche relativamente in fretta e resto dell’idea che valga la pena leggerlo. Prendendolo con le pinze.

Il tema della Dea Bianca, in sé, mi è piaciuto. Il Cane, il Capriolo e la Pavoncella sono delle belle immagini, anche se a stento si riescono a seguire tutti i ragionamenti che si intrecciano dietro agli “indovinelli di Gwion” e ai vari alfabeti arborei.

Ogni tanto ti fermi e ti chiedi «Ma di che cavolo si stava parlando…?», ma dopo poco ho capito che sarebbe meglio non pensarci, prendere le nozioni come vengono. Ci terrei comunque a rimarcare il “no, un tubo proprio” di poco sopra, tanto per mettere le cose in chiaro, qui non ci sono le competenze da parte mia per fare una recensione degna di questo termine.

A parte che l’ho già detto post addietro, io COMMENTO, più che recensire. Io ho studiato lingue e un po’ di “arti”, pietà.

 
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Pubblicato da su aprile 3, 2016 in Libri, Recensioni, Saggistica

 

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[Libri] I Riti del Solstizio

Quando ho cominciato a leggere questo libro, ho subito cominciato a pensare a tutti quei “pagani praticanti”, là fuori, che si ostinano a non volersi prendere la briga di controllare quando cadono esattamente i Solstizi e gli Equinozi. Cosa state praticando, figlioli? Il culto del 21? La tradizione dei numeri?

Una volta – che, tanto per cambiare, si stava facendo polemica su Facebook – una volpe di turno ha insinuato che “la gente una volta non aveva i calendari per controllare il giorno preciso”. Ah no, chiaro, Newgrange si è orientata da sola, tanto per dire.

Il nostro stesso organismo è governato da decine di questi cicli. La nostra temperatura corporea e quella epidermica aumentano e diminuiscono di uno o due gradi secondo un ciclo circadiano. il momento preferito della giornata, per la maggior parte della gente, coincide con le ore di massimo calore corporeo – di solito il pomeriggio o la prima serata.

Svelato il mistero dietro la gioia dell’Ora del Tè?

Ad ogni modo, è un libriccino molto “all’acqua di rose”, in un certo senso. Un senso che probabilmente capisco solo io. Non è affatto impegnativo, sono circa 160 pagine con illustrazioni sparse; è suddiviso in 3 parti, le prime due personalmente le ho trovate più interessanti perché si tratta di cenni storici e antropologici sui luoghi e le attività legate ai Solstizi (e, occasionalmente, agli Equinozi) nei vari angoli del globo. Sono sempre cose che vale la pena di sapere – SOPRATTUTTO se vi ostinate a festeggiare indefessamente il 21 del mese anche quando non è la data giusta mannaggiavvoi. In particolare ho gradito una breve dissertazione sul fatto che dovremmo rivalutare il Solstizio d’Estate all’interno della nostra cultura, perché legato all’energia femminile – in contrapposizione alle energie maschili portate dal Solstizio d’Inverno e dai suoi collegamenti con le varie figure del Re Sacrificato ecc. ecc. (vedi Il Ramo d’Oro di Frazer, ampiamente citato).
La terza parte invece… meh. Forse sono io che storco il naso quando viene trattato l’argomento “feste/rituali collettivi” con troppa faciloneria, come se fosse effettivamente tanto semplice riunire 15-20 persone piene di entusiasmo e spirito collaborativo per organizzare serate di contemplazione, dialogo costruttivo, danze a spirale e altre pratiche evocative per il risveglio delle consapevolezze. Per carità, si può e si dovrebbe, è MOLTO bello… dico solo che non è così facile come vogliono fartelo credere.

 
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Pubblicato da su gennaio 20, 2016 in Libri, Recensioni, Saggistica

 

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