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Archivi categoria: Tradizioni Norrene

[Libri] Icelandic Magic

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Pubblicato da su settembre 6, 2017 in Libri, Recensioni, Tradizioni Norrene

 

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[the Witches’ Score] Myrkur

Riprendiamo la buona abitudine di condividere anche le mie scoperte musicali: quella dell’ultima settimana è stata Myrkur, all’anagrafe Amalie Bruun, danese, musicista e compositrice; il genere, stando a Spirit of Metal è “Atmospheric Black”.
La sua discografia al momento comprende due studio album (M, 2015 e Mareridt, che uscirà tra pochissimo, il 15 settembre), un live (Mausoleum, 2016), un EP (Myrkur, 2014), una demo (Skaði, 2014) e quattro singoli (Nattens barn 2014, Onde Børn 2015, Den Lille Piges Død 2015, Två Konungabarn 2017, De Tre Piker 2017, Ulvinde 2017, Måneblôt 2017).

Nonostante la parola “myrkur” significhi “oscurità” in islandese, la musica di Bruun abbraccia molto più di quella sola dimensione musicale: il suo spiccato senso di isolamento nordico, Myrkur è decisamente una creazione brutale, ma anche delicata e femminile. Gli elementi corali e del folk abbondano, conferendo alla musica una qualità mistica, leggendaria, ed un equilibrio intoccabile tra buio e luce. Le influenze di Myrkur spaziano dalla natura, al folklore scandinavo, alla mitologia norrena e molto altro.

(tratto da https://www.myrkurmusic.com/ – traduzione mia)

 
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Pubblicato da su settembre 3, 2017 in Musica, Tradizioni Norrene

 

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[Libri] Futhark, a Handbook of Rune Magic

Ho finito di leggere Futhark, A Handbook of Rune Magic di Edred Thorsson,  un libriccino di neanche 160 pagine, edito da Red Wheel/Weiser, per la modica cifra di 16 dollari e 95. Tra l’altro sono abbastanza sicura che, quand’è arrivato, la copertina fosse di colore arancione uniforme, non sfumava nel verde-caccola verso la costola, deve averci battuto sopra il sole mentre prendeva polvere sulla libreria.

Ho fatto fatica a leggere questo libro e ci ho impiegato una quantità vergognosa di tempo, in buona parte anche perché, ogni volta che mi ci mettevo, puntualmente qualche cosa capitava che me lo faceva rimettere giù. E dire che ci sono stati giorni in cui me lo sono portata appresso come fosse un telefono cellulare.
Invece degli angoli pickati dai Polli, ci sono i segni dei denti del furetto… a lui è piaciuto un sacco. Ma anche a me, alla fine, ho solo fatto un pelo fatica a seguire il filo del discorso, in certi punti – ma probabilmente questo è da imputarsi ad episodi di veramente scarsa concentrazione da parte mia, e ad un lavoro di sintesi intensa da parte dell’autore.

Prendiamo ad esempio il capitolo 2: Lore of the Elder Futhark, la sezione che tutti i libri sulle rune hanno, quella con le 24 rune futhark (per l’appunto) spiegate una per una, con corrispondenze varie e eventuali. Gli specchietti sono MOLTO completi. Io non ho letto chissà quanti libri sulle rune – finora – ma questi sono compilati con tutte le nozioni del caso. Nomi e variazioni sui nomi, interpretazione esoterica del nome e interpretazione ideografica, galdr, stadha (illustrato e descritto), suggerimenti di lavoro. L’unica cosa è che ogni tanto, nel commentario, restavo perplessa mentre si passava da un’interpretazione all’altra. Apro su una runa a caso: ehwaz, cavallo. Anzi – dice Thorsson – DUE cavalli. Ehwaz rappresenta gli Dei gemelli, una costruzione che riflette la forma duale della sovranità nella cultura germnica in cui i due leader vengono rappresentati come due cavalli mitologici. Io, che sono ignorante e comunque curiosa, mi domando perché. Questa cosa non c’era scritta da nessun’altra parte, mettimi una nota allo studio o alla parte di poema epico da cui si dovrebbe evincere tutto ciò. Poi il discorso continua toccando altri esempi di dualità/polarità di due forze tese verso uno scopo comune, e finisce sull’ideale di unione (matrimonio) legale fra uomo e donna (argomento quantomai delicato di questi tempi, ma non è rilevante). Come ehwaz, in ogni caso, tante altre. In generale. È forse l’unica vera pecca che **io** abbia trovato in questo libro. La bibliografia c’è, e mi sembra di tutto rispetto, per cui non è che ti spinga a credere che siano voli pindarici tutti suoi… però sarei curiosa di avere dei commenti da parte di altre persone che l’abbiano letto partendo da una preparazione di base diversa – possibilmente migliore – dalla mia.

Il che mi fa pensare che probabilmente non consiglierei questo libro ad un neofita.

Comunque poi i capitoli 3 e 4 (Theory of Rune Magic e Rune Work) sono stati un buffet di bocconi gustosi, per quanto mi riguarda soprattutto la sezione sulla magia dei talismani, sul simbolismo numerologico e la (lo?) Stadhagaldr. Cose di cui sapevo poco o niente, e questo ci è piaciuto assai. Diciamo soldi ben spesi.

 
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Pubblicato da su giugno 2, 2015 in Libri, Recensioni, Tradizioni Norrene

 

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